LETTERA A TUTTE LE MAESTRE.... (troppo bella)

LETTERA PER TUTTE LE MAESTRE…. (troppo bella)

Cara maestra,
io pensavo avessi capito come mi sento quando mi avvicino a te e invece forse no. Ogni mattina entro in classe, tu mi saluti, e io…
io non ci riesco.
Non è che non voglio – io ti voglio bene non lo sapevi? – è che non sono capace. Ho una cosa nella gola, che mi toglie le parole.
Non è una malattia, no. E’ come se fossi tanto ansiosa.
Ho quasi freddo, poi sudo, mi agito. Non escono, maestra, non mi esce niente.
Sai, come quando hai la febbre che sale, sale, sale? La mia paura diventa altissima, ed è come se tu non ci fossi. Ma ci sei, e se sei dolce e mi sorridi, allora ti dico che io prima o poi… io ti giuro che prima o poi ce la faccio, se tu mi aiuti io te lo prometto.

Lo so che mi saluti ogni mattina, e mi fai le domande e pensi che io sia un po’ maleducata, o antipatica, o con la testa su un altro pianeta.

Se solo potessi sentirmi dentro, maestra, come te lo grido il mio “ciao anche a te!”.
Qualche volta ti dico anche: “sei la più bella” ma tu non mi senti. Parlo pianissimo io, ho le parole dentro e non fuori.
Le vedo le bambine che ti stanno intorno e per loro sei quasi una mamma, qualche volta sono gelosa, la vorrei io la mano all’uscita, ma non so fartelo capire. E tu pensi che io non provo niente.
E’ come l’amore, qualche volta non si sa dire. Qualche volta è così forte da non saperlo dimostrare con le parole. Lo stesso succede a me. Io non so dirtelo. E se mi fai le domande sembra che non ti ascolto, o che non mi interessi.
Ma ho solo paura.

Però tu hai detto alla mia mamma che io neanche ti saluto. Se mi potessi sentire dentro, maestra, ti assorderei le orecchie con il mio buongiorno, e ti darei tutti i baci che gli altri ti danno e io non so dare.
Maestra l’amore non è solo nei gesti, lo sai, e nemmeno nelle parole.
A volte nemmeno negli occhi, perché io neanche so guardarti in faccia.
Non pensare male di me, per questo.

Hai detto alla mia mamma che io non partecipo alla lezione, che io non sto attenta e non ascolto. Sono incomprensibile per te.
Ma la mia mamma fa di no con la testa, lei dice che io a casa so tutto ancora prima di studiare. E’ perché io ascolto, sai. Io faccio finta di non guardarti, cioè non finta finta, io ti guardo con il pensiero. Ma le orecchie ce le ho, non sono sorda. E sto attenta a ogni cosa che succede, e che dici.
Le interrogazioni sono un problema, lo sappiamo tutte e due, vero? Tu pensi io non sappia niente, invece so tutto. A casa, alla mamma, lo dico con tantissime parole. Non imparo a memoria lo sai? Lo sai tu che io so fare discorsi bellissimi? E che mi escono come un fiume le frasi tutte in fila? Tu sai che io amo tantissimo le parole?
E che ho tanta fantasia?
Però mi hai insegnato tu a contare e sai, quando vado a casa io sono felice se prendo otto, nove e dieci. E allora studio di più.
“Mamma ho preso dieci!” le ho detto l’altro giorno. “E la maestra mi ha detto brava. Erano i problemi difficili, ed erano le verifiche”.
Solo che lei non ci crede più tanto, mi sa, e adesso non ci credo più neanche io.
Perché poi, nella pagella, mi scrivi sempre che io sono timida e non parlo, che non ascolto e non partecipo.
E mi dai i voti più bassi per questo.
Perché mi dai sempre sette anche se poi, durante l’anno, prendo solo voti più alti? Io sono muta, non sono stupida.
Allora oggi le ho detto, alla mamma, che basta, io non studio più, tanto il voto che prendo è sempre lo stesso.

E’ difficile studiare per me. E andare dalla logopedista, e sentire di non essere mai abbastanza brava da farcela.
Anche quando tutti leggono e io no. Io vorrei tanto leggere, ma se poi non escono le parole?
La mamma mi ha detto no, che bisogna essere sempre contenti, che non le interessa il mio voto, dice che lei sa che ho studiato, che le cose le dico benissimo e che quando poi arrivo alle medie sarò bravissima perché so fare bene. Però è arrabbiatissima perché sa che ho lavorato tanto. Che sto lottando con le mie parole perché escano.
So che ha paura che mi blocco ancora per causa tua, e che tutto quello che sono riuscita a fare poi me lo dimentico.

Sai, io vorrei essere come gli altri, e parlare, parlare, dirti tutto.
Potrei scrivertelo? Per te vale lo stesso?
No vero?

Oggi tutti parlano, parlano e dicono tante cose, tante volte neanche aspettano, i bambini si parlano uno sopra l’altro. E fanno la gara a chi ti ama di più.
Anche io ti amo, lo sai?
E lo sai che racconto tutto di te alla mamma? So che ami gli animali e che disegni benissimo. So che vai in vacanza, che hai un nipotino, che ti piace il mare. So come ti vesti e come profumi. So anche che pizza mangi.
Maestra, ma se ami il Piccolo Principe, perché non riesci a capirmi e scrivi che sono timida? Io non sono timida. Io sono Muta Selettiva, che è diverso. Tanto tanto diverso.

A volte qualcosa ti dico, o così mi pare, se mi fai le domande. Sono poche parole.
Sai cosa vorrei? Che per te quelle poche parole fossero importanti e bellissime, perché quando riesco a dirle, vuol dire che mi fido di te e che sei la mia preferita bellissima.
Non ci pensi mai che se ti racconto del mio gatto, o se ti scrivo un biglietto, o se ti faccio sì con la testa io sto dicendoti tante cose, come posso e come riesco?
Che la mia dottoressa – quella gentile che mi regala le matite per colorare i disegni – mi dice che io parlo lo stesso, con altri modi, che non è obbligatorio essere dei chiacchieroni?

Oggi la gente è strana, e anche tu sei strana, maestra, che non sai capirmi.
Hai tanti bambini e sono tutti diversi.

Sai che problema ho io? Che se le persone si fissano su di me, mi fanno le domande, mi danno i voti, mi fanno sentire che sono io, lì, e mi guardano e si aspettano una risposta
io non sono capace.
E pensano sia stupida.
Ma non è vero, maestra, lo sai? Io non sono stupida.
Allora come facciamo?

Ti spiego una cosa: tu hai presente i bambini ipo vedenti? Si dice che sviluppano tanto gli altri sensi. Infatti loro ti toccano la faccia, per riconoscerti. Non possono guardarti ma possono fare tutto il resto.
Noi bambini MS invece siamo fermi e zitti, ma ci sentiamo benissimo, ci sentiamo meglio degli altri, ascoltiamo di più e impariamo tutto quello che dici. Poi non te lo sappiamo dire, ma questo lo sai anche tu che non vuol dire non conoscere qualcosa.
A casa infatti parliamo tantissimo.
La mamma mi ha detto che non credi neanche a questo. E invece noi, con la mamma e il papà ci sentiamo al sicuro, e con loro sai… non stiamo mai zitti. A volte mi viene da ridere quando la mamma mi dice: “basta, fermati! Parla così anche alla tua maestra!”
“Mamma ma è diverso, con te io non ho paura, con lei sì” le rispondo io.
E, ascoltami bene bene: io non ho paura di te perché penso che sei cattiva. No, maestra, non c’è un motivo. Ho paura e basta, anche quando sei dolcissima con me e mi regali le caramelle.
Ho paura perfino ad allungare la mano e prenderle. Allora faccio no con la testa, e dico che non le voglio – senza parlare lo so, lo so! – e così mi perdo.
Tu dovresti metterle nella mia mano lo stesso, le caramelle.

Se potessi parlare ti direi che vorrei mi aiutassi anche tu.
Sai come?
Avvicinandoti piano, facendo le cose con il cuore. Prova a non aspettarti niente, da me. Non volere che io parli, non pensare sia colpa tua o un dispetto. Prova ad ascoltarmi senza le orecchie: usiamo tutto il resto.
Poi, piano piano, chiedimi di dirti le cose sottovoce.
O all’orecchio della mia amica.
Aiutami a conoscere le bambine della mia classe, i miei compagni. Non ti sognare mai di sgridarmi se chiacchiero: sto parlando! E’ una conquista bellissima!
Non mi dire che non mi parli se non ti parlo io, e nemmeno che piove perché ho parlato. Non umiliarmi mai.
Fammi sentire che non ti importa niente se non ti parlo, che mi vuoi bene lo stesso, che i voti me li dai lo stesso, che mi dici brava anche se faccio un solo suono. Per me è tantissimo.
Non mi fare venire l’ansia, trattami come se parlassi, come se per te fosse normale. Batti il cinque e dimmi che sono brava.
E che sono bella.
E che ce ne fossero di bambini come me che sanno ascoltare e non solo dire.
Non mi giudicare mai, non ce n’è bisogno. Dammi la mano, fammi sentire che mi posso fidare di te. Fai i passi piccoli, vienimi incontro. Non usare la voce alta, non sgridarmi forte come fai con i disperati. Io sono sensibile e se urli mi fermo, e poi non respiro.
Se ti faccio perdere la pazienza sorridimi, e vedrai che piano piano poi io te lo dico che sei la mia maestra cara, e ti amo tantissimo.
Che poi, se parlo, poi sei felice anche tu, io lo so.

Una bambina che è tutti i bambini Muti Selettivi.

(Daniela Conti per AIMUSE)